Grazie a chi ha parlato male di me

1573551618672-678295417

“A cavallo jastemmato luce lo pilo” (Al cavallo ingiuriato e maledetto luccica il pelo) rammenta il Basile ne Lo cunto de li cunti, ossia   “chiunque sia invidiato e ingiuriato gode di ottima salute e ha un florido aspetto” o , anche, “più si invidia e si parla male di una persona, più se ne accresce il benessere”.

In pratica, suggerisce l’antica saggezza partenopea, chi ci ingiuria (iniurius, in-giusto) o male-dice, sta al contrario facendoci implicitamente un complimento e sta auspicando per noi ulteriore prosperità. Per quanto non se ne accorga e manifesti tutt’altre intenzioni, infatti, chi parla male di noi sta esprimendo, per come è abituato a fare, la forma di disagio che prova nell’aver riconosciuto in noi, più o meno consapevolmente, qualcosa che in verità vorrebbe riconoscere in e per sé, e che invece non riesce proprio a rintracciare. In altre parole è legato a un giudizio negativo di se stesso più che su di noi, anche se difficilmente se ne rende conto e non di rado lo scarica su di noi. Ecco che quando qualcuno ci ingiuria è come se in realtà ci stesse dicendo “Tu sei ok e io non sono ok , e questo proprio non lo sopporto”. Di qui le sue reazioni come ad esempio sminuire, denigrare, insinuare falsità e giudizi perniciosi sulla nostra persona e sul nostro operato. 

Ma le maldicenze spesso sono anche uno strumento di potere e controllo. Secondo il semiologo Ugo Volli, i pettegolezzi sono paragonabili a un virus che si trasmette per contatto diretto e per precisa volontà di chi contagia. La carica virale aumenta a ogni successiva trasmissione di malignità e, che ciò avvenga in ambito lavorativo, familiare o sociale, risulta difficile da arrestare, visto che avanza per vie traverse e non sempre consapevoli. In proposito si racconta che Socrate, ad un amico che stava per riferirgli in gran segreto una notizia sul conto di un altro, abbia chiesto di passare prima la sua intenzione ai tre colini e interpellato su cosa volesse dire domandò:

1. Sei sicuro che la cosa che stai per dirmi è vera?

2. Sei sicuro che ciò che stai per dirmi sia una cosa buona?

3. Sei sicuro che sia proprio utile che io lo sappia? L’amico comprese e rinunciò al suo proposito.

Abitudini disfunzionali, concorrenza sleale, scarsa consapevolezza, senso di inferiorità, timori di inadeguatezza, invidia, collera e finanche desiderio di annientamento dell’avversario, questo e altro ancora c’è dietro a maldicenze e ingiurie. Come difendersi da questa forma insidiosa di aggressività? Come gestire la smania di contro-reagire o la tristezza e la delusione che potrebbero sconfortarci? Ecco qualche consiglio pratico:

Realismo: quando veniamo a conoscenza di un pettegolezzo, dobbiamo accettare il fatto che non possiamo essere amati da tutti.

Condivisione: mettiamo al corrente gli amici sinceri e i nostri cari dei sentimenti derivanti dalla calunnia per sentirci meno soli e fragili.

Riflessione: esaminiamo i nostri comportamenti e se troviamo qualche leggerezza o errore, modifichiamoli, senza però cospargerci il capo di cenere.

Calma: teniamo sotto controllo il più possibile le nostre reazioni.

Distacco: proviamo a rendere insipido ai maldicenti il boccone che si vogliono gustare.

Ironia: cerchiamo di sdrammatizzare, affidandoci alla nota legge di Truman “se non puoi convincerli, confondili, magari con una risata”.

Confronto: affrontiamo l’autore del pettegolezzo, il confronto consentirà di scoprire i giochi che stanno dietro la calunnia e mettere il calunniatore di fronte alle proprie miserie.

Ho iniziato con un proverbio della mia terra d’origine ed ora mi piace concludere con un po’ di altre citazioni sul tema, che pure mi paiono aprire ad ulteriori spunti di riflessione. Scegliete il vostro preferito e riportatelo alla mente la prossima volta che vi troverete coinvolti in una male-dicenza. Perché, diciamocelo, nessuno di noi ne è immune, che sia nella posizione di chi ne è oggetto, di chi la genera o di chi contribuisce alla sua diffusione.

“Nella collera, ci si sente vivere; siccome purtroppo non dura a lungo, bisogna rassegnarsi ai suoi sottoprodotti, che vanno dalla maldicenza alla calunnia, e che comunque offrono maggiori risorse del disprezzo, troppo debole, troppo astratto, privo di calore e di respiro, inadatto a procurare il minimo benessere; quando lo si tralascia, si scopre con meraviglia quanta voluttà c’è nel denigrare gli altri. Si è finalmente sul loro stesso piano, si lotta, non si è più soli. Prima, li si esaminava per il piacere teorico di trovare il loro punto debole; ora, per colpirli. Forse ci si dovrebbe occupare esclusivamente di sé: è disonorevole, è ignobile giudicare gli altri; eppure è quel che tutti fanno: astenersene sarebbe come mettersi fuori dell’umanità.” Emil Cioran, La caduta nel tempo, 1964

“Ironia vuole che non ci sia nessuno più vulnerabile, più suscettibile, meno disposto a riconoscere i propri difetti del maldicente. Basta citargli un’infima riserva che sia stata espressa sul suo conto perché perda il controllo, si scateni e soffochi nella propria bile.” Emil Cioran, L’inconveniente di essere nati, 1973

“Colui che dice male, e colui che ascolta il maldicente, tutti e due hanno il Demonio sopra di sé; ma l’uno l’ha nella lingua, e l’altro nell’orecchio.” François de Sales, Aforismi sacri, 1667

“Mi si dice tanto male di una certa persona, e ne vedo in essa così poco, che comincio a sospettare l’esistenza in quella persona di un unico merito importuno, in grado di eclissare quello degli altri.” Jean de La Bruyère, I caratteri, 1688.

“Se è così comune l’abitudine di parlar male degli altri, è perché evidentemente ciò aiuta a mantenere una buona opinione di se stessi” (Giovanni Soriano) “La maldicenza ci rende più sopportabili le virtù altrui.” Roberto Gervaso, La volpe e l’uva, 1989 “La maldicenza è il piacere degli imbecilli e di chi non ne ha altri.”

Categories Senza categoria